La Luce del Casale · Ristrutturazione

Umidità di risalita in un casale in pietra: cosa ha funzionato davvero (e cosa no)

Muro in pietra antica con intonaco che si sfalda e si stacca nella fascia bassa, segno di umidità di risalita

L'umidità di risalita è l'acqua che sale dal terreno dentro un muro per capillarità, come in una zolletta di zucchero appoggiata nel caffè, e in un casale in pietra senza fondazioni impermeabili è la regola, non l'eccezione. Si riconosce dalla fascia scura e salina che parte dal pavimento e si ferma a un'altezza netta, di solito tra i 60 centimetri e il metro e mezzo, con l'intonaco che si sfarina e i sali bianchi che fioriscono sopra. Nel nostro casale ce l'avevamo su tutte le pareti del piano terra. Quattro anni, tre interventi e circa 14.000 euro dopo, ne abbiamo risolta la maggior parte e convissuto con il resto. Questo è il resoconto onesto: cosa ha funzionato, cosa no, e cosa avrei fatto in un ordine diverso.

Lo scrivo da architetto d'interni, non da ingegnere né da impresa di risanamento. Le imprese di risanamento vi diranno che il loro sistema risolve tutto. Non è vero per nessun sistema. Ma alcune cose funzionano, e sapere quali prima di firmare un preventivo vale i dieci minuti di lettura.

Come capire se è davvero risalita

Prima di spendere un euro, bisogna essere sicuri che l'acqua venga dal basso. Un muro può essere umido per quattro motivi diversi e i rimedi non sono intercambiabili. La risalita dal terreno ha la fascia orizzontale, si ferma a un'altezza costante lungo tutta la parete, è peggiore d'inverno e nelle stanze a nord, e lascia sali. L'infiltrazione dall'esterno, da un tetto, una grondaia o un terreno più alto del pavimento, fa macchie irregolari, spesso in alto o attorno a un punto preciso. La condensa fa muffa nera negli angoli freddi e dietro i mobili, e sparisce con il riscaldamento e l'aria. Una perdita idraulica fa una macchia che cresce e che di solito è vicina a un bagno o a una cucina.

Noi avevamo risalita vera, confermata dal geometra con un misuratore di umidità a contatto: 18 per cento a 30 centimetri da terra, 4 per cento a due metri. Ma avevamo anche, sulla parete nord della cucina, un'infiltrazione da un terrapieno esterno che era più alto del pavimento interno di quaranta centimetri. Quella non era risalita, e i due interventi di risanamento fatti su quella parete prima di capirlo sono stati soldi buttati. Sul serio: fate misurare, e fate guardare fuori.

Quello che abbiamo provato, in ordine

Primo intervento, 2021: l'intonaco deumidificante

L'intonaco macroporoso, o deumidificante, è un intonaco a base di calce con additivi che lo rendono molto poroso: l'acqua che sale nel muro evapora attraverso i pori invece di spingere l'intonaco via, e i sali si depositano dentro l'intonaco invece che in superficie. Non ferma la risalita. La gestisce. È il primo intervento che quasi tutti fanno perché è il meno invasivo, e l'abbiamo fatto anche noi, sulle pareti del soggiorno e dell'ingresso, per circa 4.800 euro su una sessantina di metri quadri, con la scrostatura del vecchio intonaco fino a un metro e ottanta e due mani di nuovo.

Risultato dopo un anno: il soggiorno era asciutto in superficie, niente più sfarinamento, niente più sali. Dopo tre anni: ancora bene nel soggiorno, dove il muro era spesso e la risalita moderata. Nell'ingresso, dove la risalita era più forte, l'intonaco ha cominciato a mostrare una fascia più scura a un metro d'altezza il secondo inverno. Non si è rovinato, ma si vede. L'intonaco deumidificante ha una capacità: assorbe sali per un certo numero di anni, poi si satura. Sulle pareti peggiori dura meno.

Secondo intervento, 2022: la barriera chimica

Le iniezioni. Si forano i muri a 10-15 centimetri da terra, un foro ogni 10-12 centimetri, e si inietta una resina o un silano che impregna la pietra e la rende idrorepellente, creando una barriera orizzontale che l'acqua non attraversa. Sulla carta ferma la risalita alla radice. L'abbiamo fatta sulle pareti dell'ingresso e della cucina, 22 metri lineari, a circa 110 euro al metro, 2.400 euro, con un'impresa di Perugia che ci era stata consigliata dal geometra.

Risultato: sulla parete dell'ingresso, che è in pietra calcarea abbastanza regolare, ha funzionato. La fascia umida è scesa nel giro di un anno e adesso, tre anni dopo, il misuratore dà 6 per cento a 30 centimetri. Sulla parete della cucina, che è in pietra mista con pezzi di mattone e riempimento di terra e calce, ha funzionato a metà: la resina non riesce a saturare un muro così eterogeneo, ci sono zone che restano un ponte per l'acqua, e la fascia è scesa ma non sparita. L'impresa ce l'aveva detto in anticipo, va riconosciuto. Sui muri a sacco la barriera chimica è una scommessa.

Terzo intervento, 2023: il drenaggio esterno e il vespaio

Quello che avremmo dovuto fare per primo. Sul lato nord, dove il terreno era più alto del pavimento, abbiamo fatto scavare una trincea lungo il muro fino a sotto il livello del pavimento interno, posare un tubo drenante nella ghiaia con un telo, e portare l'acqua a un pozzetto a valle. Circa 3.600 euro con la ditta di movimento terra e due giorni di rumore. All'interno, nella stessa stanza, abbiamo rifatto il pavimento della cucina con un vespaio aerato, i cupolotti in plastica sotto la soletta, che tengono il pavimento staccato dal terreno e lasciano circolare aria, con due prese d'aria verso l'esterno. Altri 3.200 euro, ma il pavimento andava rifatto comunque per la ristrutturazione della cucina.

Risultato: la parete nord della cucina, quella dove la barriera chimica aveva funzionato a metà, è asciutta da due inverni. Non per la barriera. Per il fatto che l'acqua non arriva più al piede del muro. Il vespaio ha tolto l'umidità dal pavimento, che d'inverno era freddo e appiccicoso al tatto e adesso è un pavimento normale.

Cosa ha funzionato davvero, e in che ordine andava fatto

Se ricominciassi, farei prima il drenaggio esterno e il vespaio ovunque possibile, perché tolgono la causa: l'acqua nel terreno a contatto con il muro. Poi la barriera chimica sui muri regolari, non su quelli a sacco. Poi l'intonaco deumidificante come finitura, sapendo che è una gestione e non una cura. Noi abbiamo fatto l'ordine inverso perché l'intonaco era il preventivo più basso e più veloce, e la logica di chi ha appena comprato un rudere è fare la cosa che si vede prima.

Quello che non abbiamo fatto: l'elettrosmosi, i dispositivi elettronici che promettono di invertire la risalita con un campo elettrico. Ci è stato proposto due volte, a circa 2.500 euro. Ho chiesto a tre ingegneri e ho letto quello che sono riuscita a trovare, e non ho trovato niente che mi convincesse che funzioni in modo affidabile su un muro di pietra a sacco. Non dico che sia una truffa. Dico che con quei soldi ho fatto il drenaggio, e il drenaggio si vede.

E non abbiamo fatto il taglio meccanico del muro, la lama che sega il muro alla base e inserisce una guaina: sui muri di pietra irregolare da 70 centimetri, spessi e portanti, nessuna impresa ha voluto farlo e io non avrei voluto che lo facessero.

Ordine giusto: prima togliere l'acqua dal terreno (drenaggio, vespaio), poi fermarla nel muro (barriera chimica dove il muro lo consente), poi gestire quel che resta (intonaco deumidificante). Noi l'abbiamo fatto al contrario e abbiamo pagato due volte una parete.

Convivere con quello che resta

Una parete, quella ovest della cantina, è ancora umida e resterà umida. È mezza sotto il livello del terreno, non si può drenare senza scavare la collina, e la barriera chimica su quel muro non ha fatto niente. Abbiamo smesso di combatterla. La cantina è intonacata a calce nuda, senza pittura, così il muro respira; c'è una piccola ventilazione meccanica che tira aria fuori sei ore al giorno; e ci teniamo il vino e le cose che non temono l'umidità. Ho raccontato la cantina e la sua luce a parte. Un casale ha stanze che sono quello che sono. Meglio dare a una stanza umida un uso da stanza umida che spendere altri diecimila euro per farla diventare un soggiorno che non sarà mai.

Nelle stanze risanate, tre regole di manutenzione. Niente pitture plastiche o lavabili sulle pareti del piano terra: solo calce o silicati, che lasciano passare il vapore. Mobili staccati dal muro di almeno dieci centimetri, perché un armadio contro un muro di pietra è una serra. E le finestre aperte dieci minuti ogni mattina, anche a gennaio, anche se fa male.

I sali, l'intonaco e la pittura: gli errori di finitura

Due errori che si fanno dopo il risanamento e che lo vanificano. Il primo: dipingere subito. Un intonaco deumidificante nuovo deve stagionare e asciugare per settimane, e in un muro con risalita residua i sali continuano a uscire per mesi. Abbiamo dipinto l'ingresso dopo tre settimane, con una pittura a calce, e in primavera avevamo fioriture bianche che abbiamo dovuto spazzolare e ridipingere. Aspettare due mesi e spazzolare i sali prima della pittura avrebbe evitato il lavoro doppio.

Il secondo: lo zoccolino in ceramica o in marmo incollato sulla parete risanata. Bloccava l'evaporazione proprio nella fascia dove serviva di più, e in due anni la parete sopra lo zoccolino della cucina era di nuovo scura. Adesso lo zoccolino è in legno, staccato dal muro con un piccolo distanziale, e la parete respira.

Cosa costa risanare un casale dall'umidità di risalita

I nostri numeri, per un piano terra di circa 130 metri quadri con muri in pietra da 60-70 centimetri, tra il 2021 e il 2023: intonaco deumidificante su 60 metri quadri, 4.800 euro; barriera chimica su 22 metri lineari, 2.400 euro; drenaggio esterno su un lato, 3.600 euro; vespaio aerato su 28 metri quadri, 3.200 euro. In tutto circa 14.000 euro, di cui almeno 2.000 spesi due volte sulla stessa parete per aver sbagliato l'ordine e la diagnosi. Non è compreso il pavimento nuovo, che sarebbe stato rifatto comunque.

I prezzi che ci hanno proposto e che ho sentito da altri in zona, per orientarsi: intonaco deumidificante tra 60 e 90 euro al metro quadro posato, compresa la demolizione del vecchio; barriera chimica tra 90 e 150 euro al metro lineare secondo lo spessore del muro; drenaggio perimetrale da 150 a 300 euro al metro lineare secondo la profondità e cosa si trova scavando; vespaio aerato tra 90 e 130 euro al metro quadro senza il pavimento finito. Un preventivo molto sotto queste cifre di solito salta un passaggio. Uno molto sopra va spiegato.

Il riscaldamento, che è metà della soluzione

Un muro umido si asciuga solo se evapora, e l'evaporazione ha bisogno di calore e di aria. I primi due inverni, con il casale scaldato a tratti da una stufa a legna e per il resto freddo, le pareti risanate restavano al limite. Dal terzo inverno, con il riscaldamento a pavimento in cucina e i radiatori nelle altre stanze accesi a bassa temperatura ma sempre, le stesse pareti sono migliorate senza che facessimo nient'altro. Non è un rimedio: è la condizione perché i rimedi funzionino. Un casale lasciato freddo e chiuso per mesi riporta l'umidità nei muri più in fretta di quanto un intonaco riesca a smaltirla. Se comprate un casale e non ci vivete tutto l'anno, questo è il problema numero uno, prima di qualsiasi impresa.

E la ventilazione: nelle stanze del piano terra abbiamo messo un piccolo estrattore igrometrico, che parte da solo quando l'umidità dell'aria supera il 65 per cento. Costa 90 euro, lo si sente appena, e in cantina ha fatto la differenza tra il muro che gocciola e il muro che è solo umido.

Quello che direi a chi ha appena comprato un casale con i muri scuri in basso

Non chiamate un'impresa di risanamento per prima. Chiamate un geometra o un tecnico con un misuratore, fate misurare l'umidità a più altezze su ogni parete, e fate il giro del perimetro fuori guardando dove il terreno è più alto del pavimento e dove finisce l'acqua delle grondaie. Metà della nostra umidità veniva da lì, e metà del nostro primo intervento è stato speso per una diagnosi che non avevamo fatto.

Poi, in ordine: fuori, dentro il muro, sopra il muro. Aspettate prima di dipingere. Lasciate respirare le pareti. E accettate che una stanza, in un casale di cinquecento anni, resterà umida, e che questo non è un fallimento ma una stanza per il vino.

Su una parete risanata non si fissano corpi illuminanti pesanti nella fascia bassa: le nostre applique sono tutte sopra i due metri, dove il muro è asciutto, e proiettano verso l'alto sulle travi. La fascia bassa resta libera di respirare.

Domande frequenti

Come si riconosce l'umidità di risalita?

Da una fascia scura e salina che parte dal pavimento e si ferma a un'altezza costante, tra 60 cm e 1,5 metri, con intonaco che si sfarina e sali bianchi in superficie, peggiore d'inverno e a nord. Un tecnico con un misuratore a contatto conferma: valori alti in basso, bassi in alto.

Qual è il rimedio migliore per l'umidità di risalita in un muro di pietra?

Togliere la causa: drenaggio esterno e vespaio aerato dove possibile. Poi la barriera chimica a iniezione sui muri regolari (funziona meno sui muri a sacco). L'intonaco deumidificante gestisce quel che resta ma non ferma la risalita.

Quanto costa risanare un muro dall'umidità di risalita?

Intonaco deumidificante 60-90 euro/mq posato; barriera chimica 90-150 euro al metro lineare; drenaggio perimetrale 150-300 euro al metro lineare; vespaio aerato 90-130 euro/mq senza pavimento finito. Per un piano terra di 130 mq abbiamo speso circa 14.000 euro.

L'intonaco deumidificante risolve l'umidità di risalita?

No, la gestisce: lascia evaporare l'acqua e trattiene i sali. Sulle pareti con risalita forte si satura in pochi anni. Va usato dopo aver ridotto la risalita, non al posto.

L'elettrosmosi funziona contro l'umidità di risalita?

Non abbiamo trovato prove convincenti che funzioni in modo affidabile su muri in pietra a sacco e non l'abbiamo fatta. Con lo stesso budget abbiamo fatto il drenaggio, che si vede.