L'illuminazione delle travi a vista si risolve con una regola sola: la luce deve salire verso il soffitto, non scendere da esso. Applique a parete che proiettano verso l'alto, piantane con la testa rivolta al soffitto, e, se proprio serve una sospensione, una sola, bassa, sopra il tavolo. Niente faretti incassati tra le travi, niente strisce LED appoggiate sopra le travi. Ho impiegato tre anni e due errori costosi per arrivare a questa regola nel nostro casale, e la scrivo subito perché è quella che avrei voluto leggere nel 2021, prima di fare i buchi.
Il contesto, per chi arriva qui per la prima volta: sono architetto d'interni, ho lasciato Milano nel 2021 per un casale del Cinquecento tra Todi e Orvieto, e la mia competenza professionale sull'illuminazione degli appartamenti si è rivelata quasi inutile davanti a un soffitto di travi in rovere alto quattro metri e trenta. Quello che segue è cosa ho sbagliato, cosa ho capito e cosa abbiamo montato alla fine, stanza per stanza.
Perché le travi a vista sono difficili da illuminare
Per tre motivi che si sommano. Il legno scuro assorbe la luce: una trave in rovere di quattrocento anni restituisce forse un quinto della luce che riceve, contro l'ottanta per cento di un soffitto bianco. Il soffitto è alto, quindi qualsiasi punto luce montato lassù è lontano dalle persone e deve essere potente per servire a qualcosa, e più è potente più abbaglia. E le travi creano ombre: ogni trave proietta una striscia scura sul soffitto tra una e l'altra, e una luce montata male trasforma il soffitto in una tastiera di pianoforte.
Il risultato, nel nostro soggiorno il primo inverno, era una stanza che con tre faretti da 12 watt sembrava una cantina. Avevamo la luce, ma tutta nel posto sbagliato.
Il primo errore: i faretti tra le travi
Nel 2021 abbiamo fatto fare al nostro elettricista, che si chiama Sergio ed è un santo, sei faretti orientabili montati sulle tavelle tra le travi del soggiorno. Costo: circa 900 euro tra corpi, cablaggio e manodopera, più due giornate di ponteggio. Sembrava la soluzione più pulita.
Era la peggiore. I faretti sparavano luce verso il basso, quindi il soffitto restava buio e le travi sparivano nel nero. Sotto, la luce arrivava a coni netti sul pavimento in cotto, con zone chiare e zone d'ombra. Le persone sedute sul divano avevano ombre sotto gli occhi come in un interrogatorio. E l'ultimo problema, quello che non avevo previsto: guardando in su dal divano, si vedevano sei lampadine accese. In una stanza con un soffitto del Cinquecento, sei lampadine accese sono l'unica cosa che l'occhio guarda.
Li abbiamo spenti definitivamente nella primavera del 2022. Sono ancora lì. Sergio dice che li toglierà quando avremo il coraggio di rifare le tavelle.
Il secondo errore: le strisce LED sopra le travi
La soluzione che gira su tutti i siti di arredamento: striscia LED appoggiata sul dorso della trave, luce che sale e si riflette sulle tavelle. L'ho provata nella camera da letto, dove le travi sono più basse e ci arrivavo con una scala. Dodici metri di striscia a 2700K, alimentatore, un pomeriggio di lavoro, circa 140 euro.
Il difetto è che le tavelle tra le travi, nel nostro caso, sono in cotto rosato irregolare, e la striscia LED le illuminava con una luce piatta e continua che appiattiva ogni ombra. Il soffitto diventava una superficie uniforme, come un controsoffitto. Tutta la profondità che le travi danno a una stanza, quel ritmo di pieni e vuoti, spariva. Mio marito ha detto che sembrava l'illuminazione di un ristorante di sushi. Aveva ragione. Tolta dopo tre settimane.
La striscia LED funziona bene su travi moderne e soffitti bianchi lisci. Su un soffitto antico è un errore, e lo dico da persona che l'aveva consigliata a dei clienti a Milano.
Quello che funziona: la luce che sale dal basso
La svolta è stata capovolgere il problema. Invece di portare la luce sul soffitto, portare la luce verso il soffitto da sotto, dalle pareti, a un'altezza tale che il fascio sfiori le travi di striscio. La luce radente su una superficie irregolare produce ombre lunghe e morbide: ogni trave proietta la sua ombra sulla tavella accanto, il legno prende volume, e il soffitto sembra più alto di quanto sia.
Nel soggiorno, che è la stanza con il soffitto a 4,30 metri, abbiamo montato quattro applique a parete con emissione verso l'alto, due sulla parete lunga e una su ciascuna parete corta, a 2,20 metri da terra. Lampadine a 2700K, 800 lumen ciascuna, tutte su un dimmer. Alla sera stanno al trenta per cento e il soffitto si accende di una luce bassa e dorata che sembra venire da un camino. Alle nove di sera, con le applique così e una piantana accanto al divano, la stanza è la più bella della casa. Con i sei faretti non lo era mai stata.
La regola in una frase: su un soffitto con travi a vista, la luce sale. Applique verso l'alto a due metri e venti, dimmerabili, 2700K. Il soffitto fa il resto.
Applique: quale, dove, a che altezza
L'applique giusta per le travi è quella con la testa chiusa sotto e aperta sopra, oppure con un diffusore che manda la maggior parte della luce verso l'alto e una piccola parte verso il basso. Le applique che emettono in entrambe le direzioni in modo uguale funzionano ma sprecano metà della luce sul pavimento, che in un casale con il cotto scuro non la restituisce.
Altezza: tra i 2,10 e i 2,30 metri su un soffitto oltre i tre metri e mezzo. Più in basso e il fascio è troppo largo quando arriva alle travi; più in alto e l'applique si vede troppo e diventa lei l'oggetto. Su un soffitto più basso, tra i 2,70 e i 3 metri, scendere a 1,90.
Numero: una ogni tre metri di parete circa. Nel soggiorno da 7 per 5 metri ne abbiamo quattro. In camera, 4 per 4, due. Nel corridoio, che è lungo undici metri con travi trasversali ogni ottanta centimetri, tre, alternate sulle due pareti, e il corridoio è diventato una stanza. Ho scritto del corridoio a parte perché merita.
Colore: sulla pietra calcarea chiara e sul rovere scuro, metallo nero opaco o ottone brunito. Il bianco sparisce sulla pietra, il cromato litiga con tutto. Ho provato l'ottone nel soggiorno e il nero in camera e vanno bene entrambi, il nero è più discreto, l'ottone prende il colore del legno alla sera.
La sospensione: una sola, e solo sopra il tavolo
La tentazione con un soffitto alto è appendere qualcosa di grande. Il lampadario. Ce l'avevamo, veniva dalla casa dei nonni di mio marito, ed è stato appeso al centro del soggiorno per sei mesi. Occupava lo spazio visivo del soffitto, faceva ombra sulle travi invece di illuminarle, e per raggiungere il pavimento da 4,30 metri doveva essere potentissimo o restare decorativo. È restato decorativo, poi è finito nell'ingresso, dove il soffitto è a tre metri e ha senso.
La sospensione ha un posto in una stanza con le travi: sopra il tavolo da pranzo, bassa, a 75 centimetri dal piano, con un diffusore che manda la luce sul tavolo e non in giro. Lì funziona perché serve a una cosa sola e non pretende di illuminare la stanza. Nella nostra cucina è così, l'ho raccontato nel post sulle sospensioni. Nel soggiorno, niente. Il soffitto resta libero.
Le piantane, e il trucco del cono verso l'alto
La terza fonte, dopo le applique e la sospensione sul tavolo, è una piantana con la testa orientabile puntata verso il soffitto, in un angolo. Costa poco, non richiede fori nella pietra, e fa la stessa cosa dell'applique da un punto diverso, il che rompe la simmetria e rende la luce sulle travi meno prevedibile. Nel soggiorno ne abbiamo una nell'angolo dietro il divano. Alla sera è la prima che accendiamo, prima delle applique, e da sola basta a rendere la stanza abitabile.
Se avete un soffitto con travi e non volete spendere né forare, comprate una piantana a luce indiretta, mettetela in un angolo con una lampadina calda da 1000 lumen, e guardate cosa succede al soffitto. È il test più economico che conosco per capire se vale la pena di fare il resto. Ho scritto della luce indiretta in generale, e questo ne è il caso più evidente.
Le travi in camera da letto e nelle stanze basse
Nelle stanze del piano superiore le travi sono a 2,80 metri, e la regola cambia poco ma cambia. Applique più basse, a 1,90, e meno potenti, 500 lumen. Niente piantana, perché con un soffitto basso la piantana puntata verso l'alto crea una macchia di luce troppo vicina e troppo forte. In camera, dove abbiamo sostituito le lampade da tavolo con le applique al comodino, ne ho parlato nel post sul comodino, la luce sulle travi viene tutta da quelle due applique al capezzale, orientate un po' verso l'alto, ed è sufficiente. La camera alla sera ha il soffitto di legno appena visibile, caldo, e nient'altro. Si dorme meglio, questo lo posso dire con certezza dopo tre inverni.
Passare i cavi in un muro di pietra: il problema pratico
La parte che nessun post sull'illuminazione racconta è come si porta la corrente a un'applique a 2,20 metri su una parete di pietra da 70 centimetri, in una casa dove l'impianto elettrico è stato rifatto ma le tracce nella pietra sono un delitto contro il muro. Tre soluzioni, dalla meno alla più invasiva.
La prima, quella che abbiamo usato in camera: l'applique con il cavo a vista, in tessuto, che scende lungo la parete fino a una presa. Costa niente, non si fora quasi, e sulla pietra un cavo in tessuto nero o color corda sparisce più di quanto si pensi. Il difetto è che l'interruttore è sul cavo, non a parete, e alla sera ci si alza dal letto per spegnere. Ci si abitua.
La seconda, in soggiorno: la traccia nel giunto di malta tra le pietre, non nella pietra. Sergio ha seguito le fughe con una fresa piccola, ha infilato il cavo in un corrugato sottile e ha ristuccato con la calce dello stesso colore. Si vede se lo sai; non si vede se non lo sai. Un giorno di lavoro per quattro applique, circa 400 euro.
La terza, che non abbiamo fatto: la canalina esterna in metallo verniciato, da industriale. In un casale può stare bene nella chiave industrial di cui ho scritto, ma nel nostro soggiorno con le travi del Cinquecento avrebbe litigato con tutto. Dipende dalla stanza.
Cosa non fare, in breve
Faretti tra le travi, per i motivi sopra. Strisce LED sul dorso delle travi, sui soffitti antichi. Lampadari grandi al centro di stanze alte. Lampadine fredde, sopra i 3000K, su qualsiasi legno antico: il rovere diventa grigio. Luce solo dall'alto, sempre: in una stanza con travi la luce dall'alto è la meno utile e la più costosa da installare.
E un errore che non è di luce ma lo diventa: dipingere le travi. Le nostre sono state pulite e trattate, non sbiancate, non scurite, e la luce radente le mostra per quello che sono. Una trave sbiancata sotto un'applique calda diventa gialla. Una trave scurita sparisce. Il legno com'è, con la luce giusta, non ha bisogno di niente.
Cosa ci è costato, alla fine
I sei faretti sbagliati, 900 euro, spenti. La striscia LED, 140 euro, nel cassetto. Le quattro applique del soggiorno, circa 520 euro con il dimmer e il lavoro di Sergio, che ha dovuto passare i cavi in una parete di pietra da settanta centimetri e ha detto delle cose che non riporto. La piantana, 180 euro. Le due applique in camera, 260 euro. In tutto, contando gli errori, poco meno di duemila euro per tre stanze. Senza gli errori, mille. È il prezzo di aver creduto di sapere già come si fa.
Il soffitto del soggiorno ha quattrocento anni e per i primi sei mesi che abbiamo vissuto sotto non l'abbiamo mai visto davvero. Adesso, alla sera, è la prima cosa che guardano gli ospiti. Non abbiamo fatto niente al soffitto. Abbiamo solo smesso di illuminarlo dall'alto.
Le applique che abbiamo scelto per le pareti in pietra sono nella collezione applique da parete di BO-HA: emissione verso l'alto, metallo nero o ottone, dimmerabili con lampadina a 2700K.