Un pavimento in cotto antico si pulisce con acqua tiepida e un sapone neutro o di Marsiglia, mai con acidi o candeggina, si tratta una volta ogni due o tre anni con un impregnante idro-oleorepellente e si protegge, se si vuole, con una cera naturale che si rinnova due volte l'anno. Questa è la routine a cui siamo arrivati dopo quattro anni, un pavimento rovinato, un pavimento salvato e un passaggio con l'acido che mio marito non mi ha ancora perdonato del tutto. Qui c'è tutto: come riconoscere in che stato è il cotto, come pulirlo la prima volta, come trattarlo, come mantenerlo, e cosa non fare.
Il nostro cotto è quello originale del casale, cinquecentesco in alcune stanze, ottocentesco in altre, fatto a mano, con le pianelle da 15 per 30 che nessuna è uguale all'altra. È il motivo per cui abbiamo comprato la casa. È anche la superficie che ci ha dato più lavoro, più della pietra e più delle travi, perché il cotto vive, beve, macchia, e ha una memoria lunga di ogni errore.
Cos'è il cotto e perché è così delicato
Il cotto è argilla cotta a bassa temperatura, tra gli 800 e i 1000 gradi, senza smalto. Resta porosa: assorbe l'acqua, l'olio, il vino, e qualsiasi cosa gli si versi sopra entra nella pianella e non ne esce. È il contrario di un gres, che è vetrificato e non assorbe niente. Questa porosità è il difetto e il pregio: fa sì che il cotto respiri, che si scaldi e si raffreddi lentamente, che prenda con gli anni quella patina che il gres non avrà mai. Ma vuol dire anche che un cotto senza trattamento è una spugna, e una spugna in cucina si macchia entro una settimana.
Il cotto antico, poi, ha un secondo problema: cent'anni o cinquecento di trattamenti stratificati. Cere, oli di lino, vernici degli anni Settanta, in alcune case persino smalti. Prima di trattarlo bisogna sapere cosa c'è sopra, e la risposta di solito è: tutto.
Come capire in che stato è il vostro cotto
Tre prove, da fare in un angolo poco visibile. La goccia d'acqua: se sparisce nella pianella in meno di un minuto scurendola, il cotto è nudo o il trattamento è finito; se resta in superficie per qualche minuto, c'è ancora una protezione. La goccia d'olio da cucina: se entra e lascia un alone scuro dopo un'ora, il cotto non è protetto dall'oleorepellente e va trattato. E la prova dell'unghia o di una moneta: se grattando si solleva una pellicola opaca o lucida, c'è una vernice o una cera vecchia da togliere prima di qualsiasi altra cosa.
Il nostro, al momento dell'acquisto, era in tre stati diversi in tre stanze. In cucina: pellicola di vernice degli anni Settanta, opaca, scrostata a chiazze, sotto cui il cotto era pulito. Nel soggiorno: cera di decenni, nera nelle fughe, con la pianella sotto in buono stato. In corridoio: cotto nudo, mai trattato, con macchie di ruggine dove per anni era stato appoggiato un termosifone in ghisa. Tre diagnosi, tre lavori.
La prima pulizia: togliere quello che c'è
La vernice della cucina è venuta via con uno sverniciatore per cotto, un gel alcalino che si stende, si lascia agire mezz'ora e si asporta con una spatola e poi con acqua e monospazzola. Due passate, un fine settimana intero, circa 90 euro di prodotto per 24 metri quadri, e il cotto sotto era quello che speravamo: rosato, irregolare, vivo.
La cera del soggiorno è andata via con un decerante, che è un detergente alcalino forte, steso e spazzolato con la monospazzola a disco marrone. Qui il consiglio pratico che nessuno dà: noleggiate la monospazzola. Costa 40 euro al giorno e fa in un'ora quello che a mano si fa in una giornata e male. Dopo il decerante, due risciacqui abbondanti, perché il residuo alcalino lasciato nel cotto blocca il trattamento successivo.
Poi il corridoio, e qui l'errore. Il cotto nudo aveva macchie di ruggine e un velo di calce dai lavori. Il muratore ha suggerito un lavaggio con acido tamponato, che è il modo standard per togliere la calce da un cotto nuovo appena posato. L'ho fatto fare. Su un cotto nuovo, l'acido tamponato apre i pori e toglie i residui di posa. Su un cotto antico, aggredisce la superficie che secoli avevano compattato, la rende farinosa, e schiarisce il colore in modo irregolare. Il corridoio dopo l'acido era più chiaro, più poroso e peggio di prima. Ci sono voluti due trattamenti di impregnante per ridargli un aspetto decente e la ruggine c'è ancora, appena più chiara. Lezione: l'acido va bene per il cotto nuovo, mai per l'antico. Le macchie di ruggine sull'antico si attenuano con prodotti specifici a pH neutro, con pazienza, e alcune restano. Fanno parte del pavimento.
La regola che ho imparato a caro prezzo: niente acido sul cotto antico, mai, per nessun motivo. Il cotto nuovo lo tollera; quello vecchio no. La calce dai lavori si toglie con un detergente alcalino e la monospazzola, non con l'acido.
Il trattamento: impregnante e cera, in quest'ordine
Con il cotto pulito e asciutto, e asciutto vuol dire almeno una settimana senza pioggia e senza lavaggi, si tratta. Il trattamento ha due strati con due funzioni diverse.
Il primo è l'impregnante idro-oleorepellente: un liquido che entra nei pori e li rende respingenti all'acqua e all'olio senza chiuderli. Non si vede, non cambia il colore se è di buona qualità, non fa pellicola. Si stende a pennello o a straccio, si lascia assorbire, si toglie l'eccesso dopo un quarto d'ora, e si ripete il giorno dopo. Due mani sul cotto nudo, una mano sul cotto già trattato in passato. Dura due o tre anni in una stanza di passaggio, quattro o cinque in una camera. Costa tra i 30 e i 50 euro al litro e un litro copre circa 10 metri quadri per mano. La cucina, 24 metri quadri, due mani: circa 200 euro di prodotto.
Il secondo è la cera, ed è facoltativa. Una cera naturale, d'api o carnauba, in pasta o liquida, stesa sottile e lucidata, dà al cotto quella profondità di colore e quella superficie leggermente satinata che si vede nelle case antiche ben tenute. Protegge un po' di più dai graffi e dallo sporco, e va rinnovata due volte l'anno. Noi la usiamo nel soggiorno e in corridoio, non in cucina, dove l'olio e l'acqua sono continui e la cera si segna. In cucina solo l'impregnante, rinnovato più spesso.
Quello che non usiamo: le finiture a base di resine acriliche o poliuretaniche che promettono zero manutenzione. Chiudono i pori, il cotto smette di respirare, e in un casale con l'umidità di risalita il vapore che sale dal pavimento resta intrappolato sotto la pellicola e la solleva a bolle. L'abbiamo visto nella casa di amici a Todi. Il cotto sotto la resina era diventato grigio.
La manutenzione settimanale
Scopa o aspirapolvere con la spazzola morbida, ogni giorno o quasi, perché la sabbia e la ghiaia che entrano da un giardino di campagna graffiano più di qualsiasi altra cosa. Straccio umido con acqua tiepida e un tappo di sapone di Marsiglia o di un detergente neutro per cotto una volta a settimana. Ben strizzato: il cotto non vuole allagamenti. Niente detergenti sgrassanti generici, niente ammoniaca, niente candeggina, niente prodotti "brillantanti" che lasciano film. Niente vapore, che apre i pori e scioglie la cera.
Le macchie fresche si tolgono subito, tamponando e non strofinando, con acqua e sapone neutro. Il vino rosso sul cotto del soggiorno, se preso entro un minuto, non lascia niente. Se lo trovate la mattina dopo, lascia un'ombra che si attenua con il tempo e con la cera. L'olio in cucina, sull'impregnante fresco, si pulisce; sull'impregnante vecchio di quattro anni, entra. È il segnale che è ora di ritrattare.
Le fughe, che nessuno considera
Le fughe del cotto antico sono in calce, larghe, irregolari, e sono la parte che si sporca di più e si pulisce peggio. Con la monospazzola vengono via decenni di nero. Dopo, vanno trattate con lo stesso impregnante del cotto, con un pennellino, perché la calce assorbe ancora più del cotto. Nel soggiorno abbiamo rifatto le fughe peggiori con calce nuova prima del trattamento, ed è stato il lavoro che ha cambiato di più l'aspetto della stanza: un cotto pulito con le fughe nere sembra ancora sporco. Con le fughe chiare sembra un pavimento nuovo di cinquecento anni.
Cotto antico o cotto nuovo: quando vale la pena recuperare
Non sempre. Un cotto antico con più di un terzo delle pianelle rotte, sconnesse o mancanti diventa un lavoro di recupero più caro di un pavimento nuovo, perché le pianelle di sostituzione compatibili si trovano nei recuperi edilizi a prezzi da antiquario e ogni pezzo va scelto a mano. Nel nostro corridoio ne mancavano undici; le abbiamo trovate da un recuperatore vicino a Orvieto, a 9 euro l'una, e il posatore le ha inserite dopo averle sporcate un po' con la terra perché non sembrassero nuove. Nel bagno del piano terra, dove il cotto era spaccato per metà da un vecchio scarico, abbiamo rinunciato e messo un cotto nuovo fatto a mano, e con il tempo e la cera si avvicina all'originale senza raggiungerlo.
La regola che uso: se il cotto è sano per almeno due terzi della stanza, si recupera. Sotto, si valuta stanza per stanza, e si tengono le pianelle buone per le riparazioni altrove. Le nostre di scarto del bagno hanno riempito i buchi del soggiorno.
Cotto e riscaldamento a pavimento
In cucina, dove abbiamo rifatto il pavimento per il vespaio, abbiamo riposato le pianelle originali, recuperate una per una, sopra un riscaldamento a pavimento. Funziona. Il cotto ha una buona inerzia termica, si scalda lentamente e resta caldo. Due accorgimenti: la colla deve essere flessibile e adatta al riscaldamento, e le pianelle antiche vanno bagnate prima della posa perché altrimenti bevono l'acqua della colla e non aderiscono. Il nostro posatore, che ha sessant'anni e ha posato cotto tutta la vita, le ha lasciate in un bidone d'acqua una notte. Nessuna si è staccata in tre anni.
Quanto costa recuperare un pavimento in cotto antico
I nostri numeri, per circa 110 metri quadri di cotto originale in cinque stanze. Sverniciatura e deceratura, fatte da noi con prodotti e noleggio della monospazzola: circa 350 euro e quattro fine settimana. Il lavaggio con l'acido in corridoio, fatto dal muratore: 180 euro, e li avrei pagati per non farlo. Rifacimento delle fughe nel soggiorno, dal posatore: 900 euro. Impregnante, due mani ovunque: circa 650 euro di prodotto. Cera per soggiorno e corridoio: 80 euro l'anno. In tutto poco più di 2.000 euro per un pavimento che, nuovo, in cotto fatto a mano di qualità simile, sarebbe costato tra i 10.000 e i 15.000 euro posato. E non sarebbe stato questo.
Se lo fate fare a un'impresa, il recupero completo di un cotto antico, dalla pulizia al trattamento, si aggira tra i 25 e i 45 euro al metro quadro secondo lo stato di partenza. Un preventivo che prevede l'acido su un cotto antico va rifiutato. Uno che prevede una resina "definitiva" va rifiutato anche lui.
Cosa direi a chi ha appena scoperto un cotto sotto il linoleum
Succede spesso, nelle case degli anni Settanta: sotto un pavimento brutto c'è un cotto antico coperto per proteggerlo o per moda. Prima di tutto, non pulitelo con niente di aggressivo. Fate le tre prove nell'angolo. Togliete la colla del linoleum con un solvente specifico e la monospazzola, con pazienza. Poi lavaggio alcalino, risciacqui, una settimana di asciugatura, impregnante due mani, e decidete sulla cera dopo un mese, quando avrete visto come vivete sul pavimento.
E accettate le macchie che restano. Un cotto antico con un alone dove per cento anni c'è stato un mobile, con un'ombra di ruggine da un termosifone, con una pianella più scura delle altre, è un pavimento con una storia. Noi abbiamo il termosifone del corridoio, adesso attenuato, e ci passiamo sopra ogni giorno. È l'unica cosa in casa che mi ricorda che ho sbagliato, e sono contenta che sia lì.
Il cotto prende vita con la luce radente: una applique bassa in corridoio, a un metro e mezzo, che sfiora il pavimento alla sera, mostra ogni irregolarità delle pianelle. Sotto un faretto dall'alto è solo un pavimento rosso.