L'illuminazione esterna di una casa di campagna si regge su quattro decisioni: il grado IP, che sulle facciate esposte deve essere almeno IP54 e meglio IP65; il materiale, che deve essere ferro o alluminio verniciato a polvere, ottone laccato o acciaio 316 e mai ottone nudo o ferro grezzo; la temperatura, 2700K o più calda; e il comando, un crepuscolare centralizzato e non un interruttore, perché nessuno ricorda di accendere e spegnere le luci di fuori. Quando abbiamo comprato il nostro casale tra Todi e Orvieto c'era una sola luce esterna, una plafoniera con una lampadina da 100 watt sopra il portone: di notte l'aia era buia, il vialetto era buio, e andare alla legnaia voleva dire usare il telefono come torcia. Abbiamo sistemato tutto in due stagioni di lavori, sbagliando due volte in modi che costano poco raccontati e molto ripetuti. Questo articolo è i due errori, quello che c'è adesso facciata per facciata, le applique sulle quattro facciate e la loro altezza, il vialetto e l'aia, il porticato, la legnaia con il sensore, il crepuscolare, le lampadine, i lumen per zona, cosa non abbiamo messo, la versione senza cavi, la manutenzione e cosa è costato.
Il primo errore: il grado IP sbagliato
Le prime quattro applique erano in stile rustico, ghisa verniciata nera, IP44, circa 35 euro l'una, montate sulle quattro angolate del casale. Alla fine di ottobre, dopo le prime piogge orizzontali che arrivano dall'Appennino, una delle quattro aveva il vetro appannato all'interno, con l'acqua entrata dalla guarnizione; a novembre ne avevamo perse due. IP44 su una facciata esposta a nord-est in Umbria non basta: gli spruzzi li regge, la pioggia di traverso no. Minimo IP54 per le facciate, IP65 per quelle esposte al vento dominante, IP44 solo sotto un portico profondo. Il numero è sulla scatola, e quelle quattro erano un risparmio di 100 euro che è costato 250.
Il secondo errore: l'ottone nudo
Convinta di trovare qualcosa di più bello, ho comprato due applique in ottone naturale per il porticato. In sei mesi erano verde-grigie di ossido, con le colature sul muro di calce. L'ottone non trattato negli ambienti umidi diventa verde in fretta, e la campagna umbra è umida anche in luglio, di notte. Per fuori serve ottone con una lacca marina protettiva, oppure ferro o alluminio verniciato a polvere in una finitura bronzo o antracite, che è la scelta più semplice e quella che abbiamo fatto. Le due in ottone sono in cantina, dove l'ossido è un pregio.
Quello che c'è adesso, facciata per facciata
Sulle quattro facciate: applique in ferro verniciato a polvere, finitura antracite, IP65, con vetro temperato, a 55-70 euro l'una, con emissione verso il basso; due anni di funzionamento senza problemi, compreso un inverno con neve e pioggia gelata. Sopra il portone, l'applique da esterno principale, a 2 metri, che dà al casale la sua presenza notturna. Sul lato della valle, nessuna applique, perché di notte la casa da quel lato è un profilo nero con le finestre calde ed è più bella così. Sul porticato, due applique IP54 con la luce verso il basso e una lanterna ricaricabile sul tavolo. Sulla porta della cucina e su quella della cantina, un'applique con sensore di movimento ciascuna. Sulla legnaia, un faretto con sensore. Nessuna luce che spara in orizzontale o verso l'alto, nessun proiettore sul prato.
Le applique in facciata: altezza, numero, direzione
Centro dell'applique tra 1,80 e 2,10 metri dal terreno, ai lati di una porta a 15-25 centimetri dagli stipiti, sopra l'architrave se ne va una sola. Sulla facciata lunga, una ogni 4-5 metri se si vuole che la casa si veda dal cancello, o nessuna se si preferisce il profilo scuro. Emissione verso il basso, sempre, con il vetro chiuso in alto, così che la luce cada sul muro e sul gradino e non negli occhi di chi arriva e non verso le stelle; un'applique che illumina in orizzontale abbaglia chi suona e attira gli insetti. Le nostre sono a 1,95 metri, con il cono di luce che scende lungo la pietra e la fa vedere; di giorno sono quattro punti di antracite su un muro chiaro.
Il vialetto e l'aia
Per il vialetto dal cancello, sei paletti a 12 volt alti 40 centimetri, alternati sui due lati ogni tre metri, a 2700K, con il trasformatore vicino a casa e i cavi interrati a pochi centimetri; il 12 volt si posa da soli in un weekend, e la storia completa con gli alberi è nell'articolo sull'illuminazione del giardino. Per il sentiero della legnaia, che è a 45 metri e fuori portata del 12 volt, due luci a picchetto con pannello solare separato da 5 watt sul tetto del ricovero attrezzi, che prende sole dalle 9 alle 15: restano accese sette-otto ore dopo il tramonto, abbastanza per la sera anche d'inverno. Il solare va bene lì e non altrove: per i gradini e il vialetto principale serve una luce affidabile a gennaio, quando il sole non c'è stato. I due gradini dell'aia hanno due segnapasso incassati nel muretto a 20 centimetri, IP67, sul crepuscolare.
Il porticato e la veranda
Sotto un tetto profondo basta IP44, e la luce è quella di una stanza: due applique verso il basso ai lati della porta finestra a 1,90 metri, su dimmer al chiuso, a 2400K se si trovano le lampadine, e una lanterna ricaricabile sul tavolo. Nessuna sospensione, perché prende il vento, e nessuna catena di lampadine, perché dura due estati e sembra una festa di paese. Il porticato è l'unico esterno con il dimmer, perché è l'unico in cui si sta seduti, e la veranda ha il suo articolo.
Il crepuscolare, che mi ha cambiato la vita
Tutte le applique esterne sono collegate a un sensore crepuscolare centralizzato nel quadro, con un timer, non a un interruttore manuale: alle otto di sera d'estate si accendono da sole, alle sei di mattina si spengono, e in inverno il ciclo si adatta alla luce e non all'orologio. Non ho dimenticato una sola volta di accenderle o spegnerle in due anni. Le luci della porta della cucina, della cantina e della legnaia sono sui sensori di movimento e non sul crepuscolare, perché servono trenta secondi con le mani piene e non tutta la notte. Il porticato è sul dimmer e sul crepuscolare insieme: si accende da solo al 30 per cento e si alza a mano se ci si siede.
Lampadine e lumen per zona
2700K ovunque, 2400K sul porticato, mai 3000K o più, che fuori diventa bianco e fa sembrare la casa una stazione di servizio dalla strada. LED da esterno, perché quelli economici muoiono con il gelo, E26, opalini nelle applique a vetro chiaro o a filamento se il vetro le mostra e il modello lo merita. Lumen: 400-500 per le applique di facciata, 600-900 per quella dell'ingresso principale, 100-150 per i paletti, 50 per i segnapasso, 800 per il faretto della legnaia con il sensore. Una casa di campagna ben illuminata è illuminata poco: a un metro da un paletto ci devono essere 5-10 lux, e l'errore che vediamo più spesso dai vicini è la potenza tripla del necessario e le stelle sparite.
Cosa non abbiamo messo
Il proiettore sulla facciata dal prato, che illumina la casa come un monumento e abbaglia chi esce. I lampioncini alti un metro e mezzo lungo il vialetto, che sono da parcheggio. Il faretto con sensore sopra il garage, ereditato, che si accendeva ogni volta che passava un gatto e accecava il porticato; è andato via, e al suo posto c'è un'applique sul crepuscolare. Le catene sul porticato. Le luci colorate sugli alberi. E qualsiasi cosa che sembri da garden center: il criterio è solo materiali che potrebbero essere stati lì da sempre, e solo luce verso il basso.
La versione senza cavi
Chi non può o non vuole scavare: applique ricaricabili con sensore crepuscolare integrato, fissate con viti o nastro strutturale ai lati della porta, che si caricano via USB ogni due-tre settimane e danno un'ora di luce piena e molte di luce bassa; picchetti solari sul sentiero; una lanterna ricaricabile sul tavolo. Circa 250 euro per un ingresso e un porticato, nessun elettricista, e per il primo anno la nostra porta della cucina era così. La differenza con l'impianto fisso è la ricarica e la potenza, che fuori è quasi un pregio.
Manutenzione, che il catalogo non dice
Ogni primavera, un giro con un panno e un cacciavite: i vetri si puliscono, le guarnizioni si controllano, il faretto della legnaia si riorienta perché il gelo lo sposta, e la lampadina che è morta, che è sempre una, si cambia. I connettori del 12 volt vanno in scatole IP68 o stagnati con il gel, perché la guaina da sola dura una stagione; i paletti stanno a 30 centimetri dal bordo del prato, dove il decespugliatore non arriva; il pannello solare si pulisce dalle foglie in ottobre. Mezz'ora l'anno, e l'impianto ne ha due senza un guasto che non fosse una lampadina.
Montare un'applique su un muro di pietra
La pietra calcarea a sacco non tiene i tasselli a espansione: si sbriciola intorno e l'applique si stacca al primo vento. Servono tasselli chimici o tasselli a rete per muri vuoti, una piastra di base larga che copra l'irregolarità della pietra, e una guarnizione di silicone neutro dietro la piastra perché l'acqua non entri tra il muro e la scatola. I cavi passano in canalina esterna in rame o in ferro verniciata del colore della calce, mai in traccia nella pietra, che nelle zone vincolate non si può e dovunque si vede per sempre. Il nostro elettricista ha fatto i sei fori con il chimico in una mattina, e dopo due inverni non si è mossa una piastra.
In quattro righe
IP54 minimo in facciata, IP65 dove batte la pioggia. Ferro o alluminio verniciato a polvere, o ottone laccato. 2700K, luce verso il basso, potenza bassa. Crepuscolare nel quadro e sensori sulle porte di servizio. Il resto è dove mettere sei applique e sei paletti, e ci vuole una sera con una torcia per deciderlo.
Gli errori, in ordine di costo
Le quattro applique IP44, 140 euro buttati e due mesi di buio a novembre. Le due in ottone nudo, 180 euro, in cantina. Il proiettore del garage tenuto un anno. Un cavo a 12 volt di 45 metri fino alla legnaia, con l'ultimo paletto a mezza luce, sostituito dal solare. E la lampadina a 3000K nell'applique del portone il primo mese, che faceva sembrare il casale una banca dalla strada. Tutti nelle quattro decisioni dell'inizio.
Cosa è costato
Sei applique in ferro antracite IP65 per le facciate e il portone, 380 euro. Due applique IP54 per il porticato, 130. Tre applique con sensore per cucina, cantina e legnaia, 165. Sei paletti a 12 volt con trasformatore, crepuscolare e cavo, 340. Due segnapasso IP67, 60. Le luci solari del sentiero, 70. L'elettricista per le linee a 230 volt, il corrugato, il differenziale e il crepuscolare nel quadro, una giornata e mezza, 520. Lampadine, 55. Circa 1.720 euro in due stagioni per illuminare l'esterno di un casale su quattro facciate, con il 12 volt posato da noi. I preventivi che avevamo ricevuto andavano dai 2.500 ai 4.000 euro, e la differenza è il weekend con la vanga.
Il casale di notte
Al tramonto si accendono da soli i paletti del vialetto, i segnapasso dei gradini, le applique delle facciate al 100 e quelle del porticato al 30. L'aia è un posto dove si sta volentieri: il vialetto è un corridoio caldo verso il portone, le applique illuminano i muri di pietra senza abbagliare, la legnaia si accende solo quando serve. Tre anni fa era tutto buio e la torcia era il telefono. Adesso il casale di notte si riconosce da lontano, dal crinale di fronte, come un profilo scuro con quattro punti caldi e le finestre accese, che è esattamente quello che una casa di campagna dovrebbe essere vista dalla valle.
Da vedere: applique da esterno e applique ricaricabili per chi non può scavare
